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BENVENUTA FROCIONA

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BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: ven mar 01, 2019 8:28 am
da ANTO
#Pianmaben
BENVENUTA FROCIONA
Ma per la prossima moto vedremo di scegliere un colore da maschi… :shock:

Ormai pare che pubblicare una storiella per ogni moto finita sia diventata una consuetudine consolidata. Quindi vedremo adesso di rispettare le tradizioni.

Quando ad ottobre del 2017 mi capitò di vedere questo annuncio di vendita, stavo per partire per un cantiere urgente, che mi avrebbe tenuto fuori sede per qualche ora, senza accesso ad internet. Data la fretta, non avevo fatto in tempo a valutare tutto per benino ma, strada facendo, cercai mentalmente di ricostruire il puzzle dell’annuncio: la moto era indubbiamente una 750, forse una K1, era in zona Pavia ed il prezzo non pareva esagerato. Decisi quindi di giocare d’anticipo, dato che se avessi aspettato di rincasare, forse me l’avrebbero soffiata.
Chiamai allora un amico del gruppo H4Fun e gli diedi a memoria le coordinate perché analizzasse per conto mio l’annuncio e mi dicesse cosa ne pensava.
La risposta -lapidaria- arrivò pochi minuti dopo:
« Pota, prendila cazzo, altrimenti la prendo io. »
Chiamai allora il venditore, mi presentai, chiesi le solite cose, tipo documenti, eventuale numero di targa, stato generale ecc. Lui rispose alle mie domande e mi disse che c’erano già delle persone che avevano chiamato prima di me, con le quali stava in trattativa.
Chiusi la telefonata bluffando:
« Ho pronto il rimorchietto già agganciato dietro l’auto ed il contante in bocca. Se non combini con quelli con i quali sei in trattativa, richiamami a questo numero e domattina alle 10 sono da te ».
Senza aspettare la sua eventuale richiamata, telefonai al volo al Giovanni, per coprire il bluff:
Giovanni, ma se domattina presto dovessimo andare a Vigevano a prendere una moto, saresti disponibile? »
« Domani avrei un paio di rognette da sbrigare, ma possono aspettare. Per me si può fare. »
Di li ad una mezz’ora mi richiama il venditore, per confermarmi che, per quanto lo riguarda, l’affare si può chiudere.
Con il numero di targa, faccio fare al volo una previsura, dalla quale scopro che la moto è uniproprietario, è stata importata dal Belgio, è stata immatricolata a Pavia nel luglio del 1971 e poi radiata d’ufficio a dicembre dell’89. Non risultano pendenze amministrative, vincoli o ipoteche.
Ed ecco che la mattina seguente, ben prima dell’alba, io e Giovanni siamo nuovamente in macchina come già altre volte, con rimorchietto agganciato e carichi d’aspettative per questa nuova avventura che stiamo affrontando.
In poche ore siamo sul posto, vediamo la moto, parliamo con il venditore e firmiamo il contrattino che avevo preparato. Su mia richiesta, di buon grado lui ci accompagna in centro a Vigevano a vedere la bellissima piazza ducale ed il ritmo vitruviano dei portici.
Senza dirgli che avevo già fatto la previsura, colgo l’occasione del viaggio per farmi raccontare qualche aneddoto.
La moto non è sua, ma essendo nel giro “cafettizzazione biemmevù”, ha ricevuto procura dal figlio del proprietario per metterla in vendita.
Il legittimo proprietario, ora quasi ottantenne, negli anni ’70 aveva una avviatissima attività produttiva e svariati punti vendita per quello che era il prodotto artigianale tipico di quella provincia lombarda, reso peraltro celebre da un film con Alberto Sordi.
Fu grazie ai cospicui proventi di questa attività che, nei primi mesi del 1971, l’allora trentenne si regalò una bellissima automobile sportiva rossa, di nota e prestigiosissima marca emiliana.
Ma sfortuna volle che ghiela rubassero la notte stessa… Quindi, ratto come la folgore, si recò in Emilia e saltando a piè pari (il come è facile immaginarlo) la lunga fila dei prenotati, ne portò a casa una seconda, identica alla prima, giusto per non far sapere alla moglie che gli avevano ciulato la macchina…
Pochi mesi dopo, si guardò attorno e capì che per essere davvero figo, avrebbe dovuto avere anche una moto. Chiamò allora Pozzi Moto di Cinisello Balsamo e gli chiese quale fosse al momento il top della produzione mondiale.
« Honda 750, senza alcun dubbio » rispose il Pozzi « anzi, è da poco uscito il nuovissimo modello K1, ma in Italia non si trova. »
« Fregauncazzo » deve aver esclamato il vigevanese, « Ne voglio una!!! »
Pozzi non si perse d’animo e in poco tempo riuscì a far arrivare dal Belgio una 750 Valley Green nuova di pacca per accontentare il cliente.
Per la cronaca, anche se poco incide nella storia della moto, va detto che prima di fine anno gli venne rubata anche la seconda sportiva emiliana e quindi ne prese una terza… Indubbiamente quella macchinina gli serviva.
Per quel che riguarda la moto, capì ben presto che era scomoda, che quando pioveva ci si bagnava e che senza dubbio si rimorchiava molto di più con la rossa sportiva …
E forse fu proprio la mancanza dei seggiolini ribaltabili a fargli passare la voglia d’avventura ed indurlo ad abbandonare la verdona nel buio sottoscala di uno dei suoi numerosi capannoni, prima ancora d’averla mai tagliandata.
In quella clausura ci rimase per una quindicina d’anni, fin quando venne notata dal figlio.
Il fatto che c’avesse messo quindici anni per vederla, forse la dice lunga su quanto doveva esser presente il figlio nelle attività del padre, ma questo non rileva…
Quel che rileva invece, è che con l’aiuto di un qualche trafficone (chiamarlo meccanico sarebbe lusinghiero, dati i pasticci che combinò sul mezzo) riuscirono a rimetterla in moto ed il figlio si autoproclamò “centauro per diritto di nascita” forse con breve rito d’investitura.
« …salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura… » (cit.)
Ma il mostro aveva le gomme vecchie di quindici anni e
« …con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava, esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo, lo raccolsero che ancora respirava… » (ricit).
Il primo ed ultimo viaggio del nuovo centauro aveva come mèta il circolo del tennis della cittadina, a soli 3km da casa, ma lui non c’arrivò mai, causa frontale con un furgone.
Fortuna volle che i danni per il conducente furono limitati e presto risolvibili. Solo un polso fratturato che gli impedì per un po’ la frequentazione attiva del circolo.
La verdona invece accusò il colpo: forcella, piastra di sterzo, fanale, fianchetto, serbatoio, manubrio… insomma conciata davvero male. Il paramotore (mostruosamente grande, ancor oggi presente a Cà della Meridiana), salvò il motore e forse le gambe del fortunello.
E la mitica Honda Four 750 K1 di provenienza belga, dopo quelle poche ore d’aria, tornò ad accumulare ruggine nel triste sottoscala per altri decenni e presto si dimenticarono nuovamente di lei.
Si dimenticarono pure di pagare i bolli e questo ne decretò la radiazione d’ufficio.
Vennero poi anni difficili, forse qualche investimento sbagliato, la mafia russa, qualche capannone venduto e fu così che ravanando fra le masserizie, ricomparve la moto.
Venne fatta uscire per la seconda volta dal sottoscala e fotografata. Ruggine ovunque, stato pietoso, da buttare nel ferrovecchio. In una di queste foto, il contachilometri ne testimonia l’effimera vita felice: 848km totali percorsi.
Pochi giorni dopo si sparse la notizia e venne subito cannibalizzata da un restauratore locale, che ne prelevò il parafango anteriore, le frecce e gli strumenti.
Poi la vide il nostro cafettizzatore di biemmevù, il quale capì che forse si poteva tentare una vendita e pubblicò le foto su una nota piattaforma on line.
Il resto è storia attuale.

Raccontare ora del restauro è storia trita, ma due righe vanno pur scritte.

Una volta a Cà della Meridiana, il primo obiettivo è stato lo sbloccaggio del motore, la revisione dei carburatori e tutte quelle operazioni minime ma indispensabili, finalizzate consentirne l’avviamento. E così, dopo meno di un mese, in una nuvola di fumo e rumore il settemmezzo riprese a girare:

https://www.facebook.com/groups/honda4f ... &ref=notif

Seguì un lungo periodo di smontaggio con rilievi accurati di tutti i particolari utili al restauro, innumerevoli fotografie, misure, la ricerca dei pezzi mancanti, la galvanica, le sabbiature, le verniciature, le lucidature ecc, che impegnarono lo scrivente per circa un anno.
Partendo dal presupposto che restauro significa principalmente riutilizzo dell’esistente (e non sostituzione ex novo dei componenti guasti o difettati) ho cercato di recuperare tutto il possibile, anche a discapito del risultato estetico finale. Qualora questi fossero irrecuperabili o assenti, ho optato per altri usati, da restaurare a loro volta. Solo in extrema ratio mi sono risolto all’acquisto del pezzo nuovo.
Siccome son meglio i difetti veri che le beltà fasulle, la saldatura degli scarichi originali HMCB750, con successiva lucidatura e cromatura, ha portato ad un risultato estetico indubbiamente inferiore a quello che sarebbe stato ottenibile con delle repliche nuove di pacca. Stesso dicasi del parafango anteriore usato e ricromato, ma questa era la strada naturale da seguire ed ho scelto di seguirla.
Per le stesse ragioni, si è visto un contagiri K2 trasformarsi magicamente in K1, un contachilometri che da svariate migliaia di chilometri, improvvisamente ne segnava solo 848, un fanale fatto su con un miliardo di pezzi provenienti da mezza Italia, una coppia di bandiere reggifaro migrare da K2 in K1 e così via.
Poi la piastra di sterzo superiore saldata, quella inferiore cambiata, steli forcelle sostituite e così via.
Poi c’era il discorso della scelta della livrea, perché si, filologicamente parlando, questa moto andava rifatta di quel verdone tanto raro quanto poco smagliante, ma non mi entusiasmava moltissimo…
A metà degli anni ’70 io avevo vent’anni e me li ricordo bene gli arcobaleni che ci circondavano!!!
Non solo le moto, ma anche le automobili, i vestiti, gli oggetti d’arredo…erano un tripudio di tinte innovative e quel verde, pur bello, mi sembrava poco rappresentativo di quell’epoca magica.
Poi finalmente è arrivato il momento tanto atteso del riassemblaggio. Lavoro così bello che ho cercato in tutti i modi di prolungarlo, inventandomi nuove quanto inutili complicazioni, fra le quali primeggiano l’accrocco per la taratura del contagiri e contachilometri e quello per i livelli della benzina nelle vaschette.
Ed infine, il nuovo avviamento del motore, con le possibili incognite di aver sbagliato qualche serraggio o la fase della distribuzione…
Ora la moto è finita e l’ultimo adesivo CAUTION BATTERY è stato appiccicato nel posto esatto dove stava l’originale.
Il colore è un Candy Blue Green limpido ed assoluto come una nota della Stratocaster di Gilmour.
Un azzurro che cangia in verde ad ogni variare della luce e che nessuna fotocamera riesce a cogliere.
Il contachilometri segna ancora 848km ma è tempo di collegarlo alla ruota e schiodarlo dal suo assurdo immobilismo. Ed anche lei, è tempo di portarla fuori a rivedere la luce.
Ora l’attende la lunga penitenza dell’iscrizione FMI, del collaudo in motorizzazione, dell’iscrizione al PRA e di tutte quelle menate odiose :twisted:
Ma nel frattempo, ogni tanto apro il rubinetto della benzina, alzo la levetta del choke, premo start ed il motore ronfa cupo la sua promessa.
Benvenuta Frociona :wink:

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Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: ven mar 01, 2019 1:51 pm
da Crapo Durant
Hai delle mani di diamante

Il colore è bello da star male

tutta la moto di più

farTi i complimenti è scontato e riduttivo

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: ven mar 01, 2019 4:00 pm
da tums
Spettacolo!


;T

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: ven mar 01, 2019 8:50 pm
da enzo7/2
ebbravo Anto :wink:

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: ven mar 01, 2019 10:45 pm
da Luigi
...bella anche la storia.

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: sab mar 02, 2019 10:41 am
da ANTO
Luigi ha scritto:...bella anche la storia.


Appena potrò circolare ti avviso, che ci troviamo da Gianni.

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: sab mar 02, 2019 8:56 pm
da tobaldomantova
Passione e competenza.
Inutile aggiungere altro.
P.S. Quanti c.c. di benzina nelle vaschette? :?:

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: sab mar 02, 2019 10:44 pm
da Luigi
ANTO ha scritto:
Luigi ha scritto:...bella anche la storia.


Appena potrò circolare ti avviso, che ci troviamo da Gianni.


...volentieri

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: dom mar 03, 2019 12:18 am
da starfighter
Bellissima Antonio!!!! :D :D :D :D Una invidia pazzesca!!! La mia 750 la vorrei proprio così.......

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: dom mar 03, 2019 12:20 am
da starfighter
I tappini della batteria nel colore della moto sono una figata!!! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: dom mar 03, 2019 4:54 pm
da ANTO
tobaldomantova ha scritto:Passione e competenza.
Inutile aggiungere altro.
P.S. Quanti c.c. di benzina nelle vaschette? :?:


Chiedilo a MrZ :evil: :evil: :evil:

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: lun mar 04, 2019 2:39 pm
da Saetta79
W la Frociona!
Stupenda :D

:wink:

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: lun mar 04, 2019 8:38 pm
da Paolos90cv
Molto bella e complimenti!!
Io avrei tenuto il suo verde belga. Fa parte della sua storia, che è particolare.

Una curiosità: la trousse attrezzi c’era o era stata cannibalizzata?
Lo chiedo perché vorrei sapere come procurarmene una, visto che a me manca :?

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: mar mar 05, 2019 8:38 am
da ANTO
Paolos90cv ha scritto:Molto bella e complimenti!!
Io avrei tenuto il suo verde belga. Fa parte della sua storia, che è particolare.

Una curiosità: la trousse attrezzi c’era o era stata cannibalizzata?
Lo chiedo perché vorrei sapere come procurarmene una, visto che a me manca :?



C'era.

Re: BENVENUTA FROCIONA

MessaggioInviato: mer mar 06, 2019 8:02 am
da Paolos90cv
Bene cosi allora.

Mi metterò alla ricerca della trousse: anzi, se qualcuno ha qualche dritta, la seguirò volentieri. :wink: