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FAQ - Generali

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Criteri di smontaggio

 

Noiosa dissertazione su come smontare e rimontare una moto o una parte di essa, per poi rimontarla senza dubbi e soprattutto senza avanzare pezzi.
Perché, come disse un ingegnere Fiat ad un tassista amico del mio amico “se durante i vostri lavori sull’automobile, avanzate dei pezzi, cercate bene dove vanno, che a risparmiare c’abbiamo già pensato noi…”

Prendiamo il caso di dover smontare completamente una moto per un restauro radicale, come capita a volte di fare. Parliamo quindi di smontaggio di tutti i componenti nelle loro parti elementari, fino ad arrivare al telaio nudo, ma la tecnica a seguito descritta è applicabile anche per interventi meno corposi. 

A smontare si sa, siamo capaci tutti. Operazione semplice e veloce… ma i guai iniziano quando viene il momento di rimontare, perché nel frattempo sono passati mesi e la memoria fa cilecca.
Tenere i pezzetti suddivisi per gruppo d’appartenenza è impossibile. Si pensi che per un restauro completo, solo alla galvanica (cromature-zincature-tropicalizzazioni) si mandano dai 600 ai 700 pezzi ed è impensabile fare 100 scatolotti diversi.
Idem dal sabbiatore e poi dal carrozziere che deve verniciare il telaio con i relativi 20-30 pezzi, divisi fra neri lucidi e neri opachi.
Quindi che fare?
Solo di viterie c’è un miscuglio incredibile e in fase di rimontaggio chiudere un pezzo con la prima vite che capita sottomano porta sicuramente ad errori. Ad esempio una vite lunga 30mm potrà facilmente essere utilizzata al posto di una lunga 25mm, ma più avanti ci si ritroverà con una vite da 25mm -troppo corta- che prende poco filetto e quella da 30mm non ricordiamo più dove l’abbiamo avvitata.
Poi ci sono viti completamente filettate ed altre filettate solo in parte.
Infine la tipologia della testa vite: brugola (fortunatamente poche), cacciavite taglio, cacciavite croce, svasate ed infine con testa esagono. 
Anche la dimensione della testa esagono cambia, in quanto si hanno casi di viti praticamente uguali come diametro e lunghezza, ma alcune con testa esagono da 12mm altre con testa esagono da 14mm. 
Infine ci sono quelle con la rondella incorporata. E fin qui abbiamo parlato solo di viti…
Poi ci sono le rondelle piane, alcune con diametri interni uguali ma diametri esterni diversi, rondelle spaccate, rondelle bombate ecc.
Un buon aiuto può venire dai disegni degli esplosi che si trovano nelle parts list, ma poi risulta tedioso spulciare le descrizioni in inglese con le mille variabili a seconda del numero di telaio o del mercato d’appartenenza. 
Quindi, se speravamo di ricavare tutte queste informazioni dalle parts list, resteremo amaramente delusi.
Infine, non va trascurato neppure l’aspetto della sequenza corretta di smontaggio e rimontaggio. Dato che il colpo di mona è sempre dietro l’angolo, rimontare il forcellone prima di aver infilato la catena finale (se sprovvista di falsamaglia) può far girare non poco gli zebedei…
Urge trovare alternativa.
Smonto moto da tanti anni e qualcuna sono pure riuscito a rimontarla (cit.)
Ho affinato una tecnica, peraltro tutt’ora perfettibile, che allo stato attuale mi ha permesso di raggiungere un rapporto godimento/bestemmie abbastanza vantaggioso.

Vado quindi a descrivere.
Il segreto di Pulcinella sta in due sole parole: ordine e fotografie. Tante fotografie, tantissime fotografie, ben fatte e nella sequenza corretta. Quest’ultima cosa è fondamentale e poi vedremo il perché.
Si inizia con un lavaggio profondo della moto, che poi si lavora meglio. Quindi idropulitrice e detergenti vari senza pietà.
Poi servono almeno 7 casse grandi, tipo quelle da frutta (non forellate, ovviamente), sulle quali attaccare i vari cartelli per la raccolta differenziata:
- TROPICALIZZARE
- CROMARE
- ZINCARE
- VERNICIARE
- LUCIDARE
- MATERIALE OK
- MATERIALE SCARTO

 

 

Infine, servono dei sacchetti in nylon dimensioni circa 20x30cm e 30x40cm del tipo normalmente usato per mettere gli alimenti in congelatore.

E si arriva alla fatidica domenica d’inverno. Fuori fa freddo, piove e la moglie è al centro commerciale. Le abbiamo dato la carta di credito dicendo “vai pure cara, io non sto bene e preferisco a casa”. 

Il cane dorme addossato alla stufa, la radio è accesa e la moto è li pronta. Possiamo iniziare.
Ma da dove iniziamo? E poi cosa togliamo? E del pezzo che togliamo, che ne facciamo?
Beh, chiaro, iniziamo dalle suppellettili: specchietti, sella serbatoio e fianchetti. 
Poi possiamo passare all’impianto elettrico. Tutto!!! Non facciamo l’errore di andare a saltoni. Se si toglie l’impianto elettrico, lo si toglie tutto!!! Si inizia dalla batteria, poi il fanale, il fanalino, le frecce, i blocchetti, la basetta dei componenti ed infine la treccia. Ultime le bobine.
Ogni pezzo va smontato, pulito e se non si è sicuri del suo funzionamento va testato. Se qualche particolare necessita di piccoli interventi, questi si fanno subito.
Alla fine avremo la nostra bella treccia pulita, disossidata, se necessario con la guaina sostituita, ben arrotolata, chiusa nel sacchetto da congelatore e messa dentro alla cassetta MATERIALE OK.  

In un altro sacchetto ci saranno il regolatore, il raddrizzatore, il relè d’avviamento, il relè frecce ecc. Tutti belli puliti, lucidati e pronti per essere rimontati.
La calotta del fanale, ad esempio, se è ok, va pulita e messa nella stessa cassetta. Se invece va verniciata di nero come il telaio, va nella cassetta VERNICIARE. Oppure, nel caso 750 K0 o K1, va messa assieme al serbatoio e ai fianchetti da verniciare in tinta. La sua ghiera andrà invece nella cassetta CROMARE e così via.
Per fare un esempio, il cavo di massa che va dalla batteria al bullone del telaio andrà fotografato. Nella foto dovrà essere visibile il suo percorso ed anche dove va collegato al telaio. 

 

Se durante queste operazioni si decide di sostituire qualcosa, ad esempio una freccia ammaccata, quella difettata non si getta via, ma si ripone nella cassetta MATERIALE SCARTO, perché i ripensamenti e le cannibalizzazioni sono sempre in agguato.

Sulla porta del laboratorio o sulla porta dell’armadio degli attrezzi, appenderemo un bel foglio bianco con relativa matita appesa allo spago, sul quale scriveremo MATERIALE DA ORDINARE ed inizieremo col segnarci che, nell’esempio in questione, ci serve una freccia.

Ora abbiamo capito che dobbiamo procedere piano, perché alla lunga, questo è sicuramente il metodo che ci permetterà di arrivare prima al traguardo.
Dobbiamo smontare “per blocchi omogenei” e non a casaccio. Pulire, sistemare o riparare i componenti che man mano vengono smontati, ed infine fotografare tanto e bene.
Ma cosa e come fotografare? 
Ovviamente tutti fissaggi a vite o bulloni. Le foto dovranno comprendere l’oggetto da avvitare, le relative viti tenute da un calibro che ci dica la loro lunghezza totale (lo so che le viti non si misurano in questo modo, ma così è indubbiamente molto più pratico) e l’attrezzo per chiuderle (es, la chiave da 12).
Primo esempio: il pedale del freno posteriore va fotografato assieme alla sua vite di fissaggio al millerighe, dalla foto sarà evidente che si tratta di vite con testa esagono da 12mm, lunghezza totale 34mm, parzialmente filettata e che ci va anche la rondella spaccata:

 


Analogamente, la maniglia di sollevamento va fotografata con la sua vite di fissaggio posteriore. Dalla foto sarà evidente che si tratta di vite con testa esagono da 12mm, lunghezza totale 38mm, parzialmente filettata e che non c’è nessuna rondella:
 

Ultimo esempio: i quattro bocchettoni di scarico vanno fotografati assieme alle relative otto viti di fissaggio alla testata. Dalla foto sarà evidente che si tratta di viti a testa svasata, inserto a croce, lunghezza totale 22mm:

Poi vanno assolutamente fotografati tutti quei particolari che in fase di smontaggio possono sembrare ovvi e banali, ma che in fase di rimontaggio ci farebbero sorgere dei dubbi.

Ad esempio, se smontiamo una moto sicuramente originale, prenderemo nota anche del verso d’inserimento dei bulloni, perché pur funzionando perfettamente anche in senso contrario, noi ci conosciamo e sappiamo che possiamo placare le nostre manie compulsive solamente inserendoli nel verso corretto. Ad esempio, le viti delle piastre di sterzo hanno un senso d’inserimento. Se si inverte il senso d’inserimento non succede nulla, ma se non lo invertiamo, sappiamo di aver lavorato meglio.

Un esempio per quanto appena detto, la piastra di sterzo superiore, con le viti nel verso giusto:

Ovviamente anche in questo caso scatteremo tutte le foto necessarie a ritrovare e riutilizzare le bullonerie giuste: 

Smontare sempre per blocchi omogenei. Prima di intraprendere un nuovo blocco, chiederci sempre se c’è qualcosa che può ostacolare lo smontaggio e che quindi va smontata prima.

Ad esempio, quando si toglie un parafango, si toglierà anche l’altro, ma questo non sarà possibile se prima non sarà stato tolto il fanalino di coda. Quindi, dato che i parafanghi li vogliamo a tutti i costi togliere assieme, dobbiamo aver prima smontato tutto l’impianto elettrico.

Procedendo con metodo ed in modo razionale, si scoprirà che alla fine resteranno da tirar giù dal telaio solamente le ruote, le forcelle e gli ammortizzatori.

Poi si scomporrà il telaio togliendo il forcellone, le piastre di sterzo, la cassetta porta attrezzi, la basetta dell’impianto elettrico, il supporto del blocco chiave, ecc.

Lo smontaggio si conclude smembrando le ruote alle quali, dopo averle liberate dalle vecchie gomme, toglieremo i raggi che metteremo nella cassetta ZINCARE ed i nipples che metteremo in quella TROPICALIZZARE.

Tutto questo, non prima di aver fotografato il corretto incrocio dei raggi, prendendo come riferimento il foro per la valvola della camera d’aria, nel quale infileremo un cacciavite per evidenziarlo: 

Abbiamo così diviso i mozzi che andranno nella cassetta LUCIDARE, dai cerchi che andranno nella cassetta CROMARE. 

Se necessario, in questa fase si cambieranno i cuscinetti dei mozzi.

Mentre il grosso del materiale sarà in lavorazione presso la galvanica e la carrozzeria, provvederemo a lucidare i pezzi in alluminio, così si eviterà poi di sporcare tutto.

Sempre in questo lasso di tempo, ci prenderemo cura del motore, intervenendo secondo necessità. 

Quando finalmente tutto sarà nuovamente in casa pronto per iniziare il rimontaggio, basterà mettere un PC portatile sul tavolo, aprire la cartella FOTO SMONTAGGIO, lanciare il comando “ordina per data” e partire da dove si era finito.

Si scoprirà così che il primo lavoro da fare sarà raggiare i cerchi.

Da adesso in avanti, le foto ci guideranno perfettamente su cosa fare e come fare.

Concludo con la solita liberatoria:

Qui nessuno è depositario del sapere, anche perché cinque Four non fanno un esperto. 

Si possono benissimo seguire altri metodi, ma da parte mia, negli anni ho affinato questo. 

Avete presente il maratoneta che parte con la sua andatura giusta, senza tener conto di tutti coloro che lo sorpassano? Lui sa che li raggiungerà, li sorpasserà nuovamente e sa pure che alcuni di quelli che erano partiti troppo sparati, non arriveranno neppure al traguardo. 

Analogamente, io ci metto indubbiamente di più a smontare, ma poi recupero alla grande in fase di rimontaggio. 

E poi, se tutto questo è un piacere, perché farlo finire in fretta?

 
Courtesy of ANTO